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A long meeting with Bion

Neri, C. (2016), A long meeting with Bion, in H.B. Levine, G. Civitarese (eds), The W. R. Bion Tradition – Lines of Development, Evolution and Theory and Practice over the Decades, Karnac Books, London, 23-28.

Abstract 

In this paper the author describes his personal experience of meeting Bion in the rich historical and political context of the late 60s.  Bion’s character is represented as a thinker, practitioner and influencer in the Italian psychoanalytic landscape and particularly in group psychotherapy. The first paragraphs describe the state of the art of Italian practice and research in group psychotherapy: the important contribution of SPI – Italian Society of Psychoanalysis – in supporting the birth of the “Italian model” in group psychotherapy and in evolving its own operational concepts – such as the concept of “field” – and in organizing the first Italian SPI congress based on Bion’s figure: the congress had a huge resonance all over Europe and contributed in making know the Italian group psychotherapy.
The last paragraphs focus on the personal experience of the author in meeting and knowing Bion – not only as a psychanalyst, but also as a person – and on how Bion touched and influenced the author’s personal and professional approach.

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Protetto: A long meeting with Bion

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Aspetti vitali della vergogna

Neri, C. (2016), Aspetti vitali della vergogna, Koinos: Gruppo e Funzione Analitica, IV (2), 87-96. ISSN 1593 – 0041

Sommario

Il senso di vergogna viene esemplificato in uno stralcio di un’opera di Hilary Mantel (2012), che mostra come la vergogna sia la manifestazione della difesa dal mostrarsi all’altro come “esseri umani”.
Nell’ultima parte dello scritto, l’autore pone l’accento sulla necessità che l’analista aspetti con pazienza e tranquillità che il paziente prenda contatto con i suoi sentimenti di vergogna, creando un luogo sicuro in grado di favorire questa esperienza, che è una tappa nel processo analitico.

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Commento al caso clinico di “Giulia”

Neri, C. (2016), Casi clinici: interventi sul caso di Giulia, Psicoterapia e Scienze umane, 1(L), 147-148. ISSN:  0394­-2864

Sommario 

Nello scritto l’autore commenta il caso clinico di Giulia, una donna di circa quarant’anni, sopravvissuta a una diagnosi di mesotelioma pleurico da esposizione all’amianto. Il caso è riportato nella rubrica “Casi Clinici” del n. 4/2015 della rivista “Psicoterapia e Scienze Umane” ed è stato presentato e scritto dalle dottoresse Isabella Giulia Franzoi, Fanny Guglielmucci, Francesca Viola Borgogno e Antonella Granieri. Giulia è inserita in un gruppo di psicoanalisi multifamiliare nel contesto di una cittadina, Casale Monferrato, che ha vissuto il trauma della malattia e della morte dovuta all’intossicazione da Eternit. Il vertice osservativo dell’autore considera due protagonisti del caso: Giulia e Casale Monferrato. A partire da ciò, l’autore si sofferma sull’uso che le co-conduttrici del gruppo multifamiliare (Antonella Granieri e Francesca Viola Borgogno) hanno fatto del gruppo stesso, rendendolo uno spazio in grado di creare una punteggiatura emotiva degli eventi traumatici che hanno colpito i partecipanti. Dal modo in cui viene punteggiata una sequenza di comunicazioni, cambia e si arricchisce il significato della comunicazione stessa: ponendo enfasi sugli aspetti emotivi degli eventi, le co-conduttrici sono state in grado di interpretare tali eventi anche alla luce degli affetti. Inoltre, la creazione condivisa di tale punteggiatura ha reso possibile un movimento trasformativo importante per Giulia stessa che ha potuto, così, avvicinarsi emotivamente alla sua famiglia e condividere il suo dolore.

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Go-between_ita

Neri, C., (2015), A go-between, in Williams, M.H. (ed), Teaching Bion: Model and Approaches, Karnac Books, London, 17-20.

Sommario 

L’autore racconta il proprio modo di “insegnare Bion” agli studenti, anche se egli stesso preferisce definirsi un “tramite” tra il suo pensiero e gli studenti stessi. La scelta di avvicinare Bion agli studenti è dettata in primis dall’affinità che il suo pensiero ha con le inclinazioni dei giovani: la capacità di essere proiettato al futuro, di essere iper-moderno, serio e al contempo ironico, ma anche di porsi come sostegno per i giovani nell’intraprendere percorsi psichici nuovi e diversi. L’autore si avvale di quattro strumenti per svolgere tale funzione. Il primo implica leggere Bion alla lettera, non modificandolo, né rendendo più semplici le sue idee, anzi scegliendo sempre l’idea più difficile e meno intuitiva. Con il secondo strumento l’autore favorisce le libere associazioni degli studenti, a partire dalle proprie idee, fantasie e associazioni evocate dal testo bioniano, tenendo, però, bene a mente la linea di separazione tra le idee di Bion e le associazioni su di esse. Il terzo riguarda la capacità di ogni studente, futuro analista, di non rifugiarsi nelle teorie di Bion o di un altro psicoanalista, ma di sperimentare la solitudine necessaria all’assunzione di responsabilità nel lavoro clinico, aspetto sollecitato da Bion stesso. Infine, l’ultimo strumento serve per mettere in guardia gli studenti dal rischio dell’arroganza durante il “processo veritativo” – il processo di diventare una persona più autentica, cercando la verità –  conseguenza del contatto con il pensiero bioniano; in tal caso essere un esempio di fuga dall’arroganza può essere molto più utile di divieti e ammonizioni.

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