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Aspetti vitali della vergogna

Neri, C. (2016), Aspetti vitali della vergogna, Koinos: Gruppo e Funzione Analitica, IV (2), 87-96. ISSN 1593 – 0041

Sommario

Il senso di vergogna viene esemplificato in uno stralcio di un’opera di Hilary Mantel (2012), che mostra come la vergogna sia la manifestazione della difesa dal mostrarsi all’altro come “esseri umani”.
Nell’ultima parte dello scritto, l’autore pone l’accento sulla necessità che l’analista aspetti con pazienza e tranquillità che il paziente prenda contatto con i suoi sentimenti di vergogna, creando un luogo sicuro in grado di favorire questa esperienza, che è una tappa nel processo analitico.

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Fare gruppo nelle istituzioni

Neri, C., Patalano, R., Salemme, P., (2014) (a cura di), Fare gruppo nelle istituzioni. Franco Angeli, Roma.

Sommario 

Il testo è stato pensato come uno strumento pratico di consultazione rivolto a medici, psicologi, infermieri ed educatori professionali, impegnati nel lavoro nel Terzo settore nonché nel Sistema Sanitario Nazionale. Il libro risulta anche utile agli studenti delle facoltà di Medicina e Psicologia o delle relative scuole di specializzazione. Il tema centrale è l’impiego del dispositivo di gruppo per la cura dei “pazienti gravi” in contesti istituzionali ed una sezione è dedicata alla cura di bambini ed adolescenti ricoverati nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura ovvero ospiti di comunità terapeutiche. Il testo prende inoltre in considerazione altri due temi: gli interventi terapeutici rivolti alla famiglia del paziente o alle persone a lui vicine ed anche quelli rivolti al gruppo équipe. Diversi modi di utilizzare il gruppo sono dunque descritti nel manuale che illustra la funzionalità del gruppo di psicoterapia in contesti differenti e rivolto a pazienti che differiscono tra loro per età e diagnosi.

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Introduzione a “I sogni nella psicoterapia di gruppo”

Neri, C. (2005), Introduzione, in Neri, C., Pines, M., Friedman, R. (a cura di), I sogni nella psicoterapia di gruppo, Borla, Roma, 15-25.

Sommario 

Il  volume raccoglie articoli di vari autori (da Ferenczi a Friedman, da Kaës a Livingston, da Resnik a Marinelli a Pines) sulla tematica del sogno, ponte di collegamento tra la  psicoterapia di gruppo ed il modello psicoanalitico freudiano. 

Gruppo

Neri, C. (2009), Gruppo, in F. Barale et al. (a cura di), Psiche. Dizionario storico di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, vol. I, Einaudi, Torino, 484-488.

Abstract
La Voce di dizionario definisce il concetto di “gruppo” a partire dalla sua descrizione nella metà del ‘700  fino ai contributi della Psicoanalisi, della Psicologia sociale e di Autori come Kurt Lewin che pensano il gruppo come una dimensione mentale dell’individuo.

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Psicoanalisi e antropologia

Neri, C. (2006), Psicoanalisi e Antropologia, in A. Lombardozzi, Figure del dialogo tra antropologia e psicoanalisi, Borla, Roma, 165-191.

Abstract
Il libro di Lombardozzi è una ricerca teorica sull’area di intersezione tra Psicoanalisi e Antropologia. Vengono affrontati i temi dell’identità, del mascheramento del sé, dell’identificazione, del conflitto tra istanze psichiche, citando i contributi di Freud, Kohut, Winnicott, Klein e di antrologi come Frazer, Tylor e Morgan: è in questo momento che il concetto di Identità si connette a quello di Cultura.

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La nozione di malattia. Considerazione storiche, antropologiche e cliniche

Neri, C., Girelli, R. (2006), La nozione di malattia. Considerazione storiche, antropologiche e cliniche,  Funzione Gamma. Journal online di Psicologia di gruppo, 18. Disponibile da http: www.funzionegamma.it/la-nozione-di-malattia-considerazione-storiche-antropologiche-e-cliniche/

Sommario

Gli autori presentano un dialogo teso a illuminare la nozione di malattia, in un’ottica complessa e multidisciplinare. Seguendo un percorso storico dello sviluppo della nozione, vengono dapprima individuati gli elementi di valore della medicina ippocratica, per poi articolare la nozione con gli sviluppi che essa ha ricevuto nell’ambito della psicoanalisi e della psicoanalisi di gruppo. Per comprendere meglio la nozione di malattia in quest’ultimo ambito, vengono anche utilizzati apporti provenienti dagli studi antropologici di alcune culture che sono state studiate in particolare da Augé ed Heretier.

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Gruppo

Neri, C. (2004)7, Gruppo, Borla, Roma.

Sommario
Lo stesso titolo, “Gruppo”, elegantemente essenziale, di questo libro di Claudio Neri, svela uno dei suoi aspetti più importanti, una sua caratteristica basilare, che non viene mai esplicitata in quanto tale. Neri qui sta parlando di un certo tipo di aggregazione umana, tanto comune in ogni tipo di società da far pensare che si tratti di una caratteristica della specie, per cui il suo discorso non si limita agli spazi angusti dei gruppi formati artificialmente per favorire il loro studio, ma si riferisce a tutti i gruppi umani, fermo restando la distinzione tra gruppo e massa. Questa scelta, che porta la discussione sui gruppi anche fuori dell’ambito della psicopatologia o della formazione degli operatori, dà ragione di una serie di caratteristiche che rendono particolarmente piacevole ed arricchente la lettura, tra cui l’uso frequente di esempi presi dalla letteratura mondiale, soprattutto orientale, per illustrare i punti teorici che guadagnano molto da questo situarli nel loro humus naturale. Queste stesse caratteristiche del contenuto di Gruppo fanno sì che il libro possa essere letto con molto profitto non esclusivamente da categorie di persone (psicoterapeuti di gruppi e individuali, sociologi, filosofi della comunicazione), ma da  “persone”, da chiunque sa che il fare parte di una serie di gruppi è un pilastro portante del proprio essere “umano”, e ne vuole capire di più.
(Parthenope Bion Talamo)

Ululare con i lupi: conformismo e rêverie

Neri C. (2003) Presentazione in Ululare coi Lupi, di E. Gaburri e L. Ambrosiano, Bollati Boringhieri, Torino

Abstract
“Ululare con i lupi: conformismo e rêverie” è un libro originale e coraggioso, che farà molto discutere. Il libro affronta numerosi temi di rilievo: il conflitto tra narcisismo e socialismo, il lutto come perdita del gruppo di appartenenza, l’esame della storia professionale dell’analista nell’elaborazione del controtransfert. Il tema centrale, però, è certamente il conformismo nel lavoro analitico. Scrive Dina Vallino Macciò, nella sua bella post-fazione al volume: «il conformismo è l’oggetto sotterraneo e pervasivo che  Ambrosiano e Gaburri  individuano come  il rischio più pericoloso della mentalità del nostro tempo [… e come] il più considerevole ostacolo ad una valida pratica della psicoanalisi»

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Gruppi con adolescenti a scuola: la nostra esperienza

(in collaborazione con M. Bernabei e R. Girelli). Quaderni di Psicoterapia di Gruppo, 2, 1999, pp. 31-53

Abstract
Il testo si articola in due parti. Nella prima si descrive lo sviluppo di un modello di intervento con i gruppi nelle scuole elementari e superiori, la formazione dei conduttori e le caratteristiche di tre tipi di gruppo: di allievi, di genitori e di insegnanti.
La seconda parte analizza una ricerca, basata sul modello precedentemente descritto, condotta in una scuola superiore di Sora, il cui obiettivo era quello di valutare se il gruppo possa considerarsi uno strumento valido per prevenire e ridurre il fenomeno dell’abbandono scolastico

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Famiglia e gruppo: quali legami?

Interazioni. Clinica e ricerca psicoanalitica su individuo-coppia-famiglia, I, 1996, pp. 113-114

Mantenendo come sfondo le domande fatte a David Rosenfeld abbiamo avuto un incontro con Claudio Neri. Pubblichiamo una breve tranche di questo dibattito.

Alcuni autori sostengono che, per quanto riguarda la famiglia, il corpo è fondamentale.Capita spesso nella pratica clinica di incontrare famiglie che, nel corso della stessa o di più generazioni, presentano disturbi psicosomatici. C’è un modo di spiegare questi fenomeni relativi al corpo anche in un’ottica gruppale?

Mi torna in mente un gruppo in cui una ragazza aveva avuto un’infiammazione tubarica. Questa situazione ha coinciso con un grandissimo sforzo, nel gruppo, di concettualizzare l’esistenza del corpo, che però poteva presentarsi soltanto in una dimensione molto drammatica, com’è quella di un corpo malato, successivamente addirittura un corpo operato chirurgicamente e di una capacità generativa messa a rischio. In altri casi, che non ho osservato dal punto di vista clinico, ma da spettatore partecipe, mi è sembrato di cogliere una forte identificazione della componente psicosomatica con la dimensione istituzionale. Per esempio, un amico dirigente del PDS, ripensando alla morte di Enrico Berlinguer, ha paragonato il suo impegno ad una partita a scacchi: non potendo fare altro, ad un certo punto, Berlinguer aveva messo se stesso sulla scacchiera. La successiva vittoria si è poi rivelata effimera… sull’onda della commozione causata dalla sua morte ci fu, è vero, il punto massimo dell’avanzata elettorale della sinistra, un successo che ha però segnato anche l’inizio del declino. Il mio amico aveva letto quel venire meno del segretario comunista come un tentativo di soluzione, mentre io l’ho considerato soprattutto come l’effetto dell’esaurimento della possibilità di pensiero, della possibilità di manovra di un’istituzione. Spesso ho avuto l’impressione che alcune persone, assai profondamente legate all’istituzione di cui fanno parte ed anche al loro personale compito di pensiero, quando si accorgono che questa, che è la loro parte più vitale e strutturante sta esaurendosi, si lascino cadere come una foglia ormai morta dal ramo.

Quando nasce il primo gruppo? Quando la prima famiglia?

Nel corso dell’ominazione, lo sviluppo che ha compimento con l’Homo sapiens, uno sviluppo che è durato circa quattro milioni di anni, la comunità ed il gruppo non si sono distinti. A quei tempi, non si poteva parlare neanche di famiglia. Sino al 1800, non è esistita la famiglia come la intendiamo attualmente.

Vorremmo riportarti ad un tema di assoluta attualità. L’adolescente che si stacca dalla famiglia per andare nel gruppo dei pari, che tipo di gruppo crea?

Un gruppo con valori ed idee originali. Tali idee sono maggiormente in opposizione che in ripetizione di modelli, idee e valori della famiglia.

Opposizione alla famiglia, per quanto poi, alla fine, vengano trasferite nel gruppo dei pari tematiche specifiche del nucleo familiare originario. Per esempio, c’è sempre un leader nel gruppo.

Identificare nel leader del gruppo di adolescenti modelli paterni o materni non mette adeguatamente in risalto quella alternativa di valori che l’adolescente invece ricerca.

Nella famiglia vi è una scena fantasmatica? O meglio vi sono più scene fantasmatiche? Se ho davanti una famiglia, ne ho in realtà di fronte una per ogni componente, molto diversa da quella di tutti gli altri. Il confronto fra le diverse scene fantasmatiche costituisce quindi un’evoluzione molto importante, così come la differenza che è possibile osservare tra la famiglia interna di un membro e la dimensione interattiva che io vedo nel ‘qui ed ora’.

Mi sembra interessante. Si: nella famiglia possono essere attive parecchie scene fantasmatiche! Il problema può essere però che se – a causa della presenza in carne ed ossa della famiglia – si fa coincidere la scena fantasmatica, ad esempio la scena edipica, e la scena reale, è fortemente ostacolata, a mio parere, la possibilità di un’elaborazione dei contenuti fantasmatici. È forse preferibile quindi valorizzare gli interventi che corrispondono ad un’analisi della comunicazione, che metta in evidenza le differenze dei vissuti dei vari membri e la loro difficoltà a chiarire i reciproci punti di vista.

Campo e fantasie trans-generazionali

Rivista di Psicoanalisi XXXIX, 1, 1993, pp. 43-62

Abstract
Il lavoro mette in rapporto la nozione di fusionalità e quella di campo, ipotizzando che campi mentali possano propagarsi attraverso più persone e più generazioni. La seconda ipotesi è che questa propagazione possa essere favorita da una carente individuazione delle persone coinvolte.
Il contributo è stato presentato al panel «Sviluppi della ricerca sulla fusionalità» (Centro di Psicoanalisi Romano, 11 aprile 1992)

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Genius Loci. Structures psychiatriques intermédiaires et fonctions du groupe

Revue de psychotérapie psychanalytique de groupe, 19, 1992

Abstract
Viene descritta una funzione del gruppo (genius loci) di grande importanza per il senso di identità delle persone che ne fanno parte, differenziandola da quella del leader. Nell’ultima parte del lavoro sono tratteggiate alcune situazioni cliniche nelle quali la nozione di genius loci risulta utile.
Il lavoro è stato presentato a «5èmes Journées d’études francophones» (Lione, 3-4 aprile 1992); precedenti stesure sono state presentate al convegno «Anonimato e responsabilità» (Roma, 7 giugno 1991), organizzato da CESPR, SIPG e Lo Spazio Analitico di Roma, e in una versione ampliata al convegno «Abitare la follia» (Firenze, 27 marzo 1992)

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Campo analitico di gruppo

Borla, Roma, 1992, pp. 166

Abstract
Il libro, corredato da un glossario, si articola in varie parti, ognuna centrata su un argomento specifico:

  • Viene chiarito il punto di vista da cui sarà considerato il tema: la persona (analista, psicoterapeuta, monitore) che conduce il gruppo e ne ha la responsabilità;
  • Viene presentata la nozione di campo analitico del gruppo, che ha solo qualche marginale punto di contatto con il concetto di campo dinamico di K. Lewin ed è l’idea che caratterizza l’approccio metodologico e tecnico proposto;
  • La nozione di campo analitico del gruppo è collocata su uno sfondo mitologico che ne sottolinea la capacità evocativa;
  • Sono descritti alcuni miti della conoscenza e della trasformazione;
  • Si illustrano alcune funzioni specifiche del campo: sostegno affettivo, appartenenza e identità , autorappresentazione;
  • Si esamina il rapporto tra individui e campo, in particolare i «depositi stabili» e i «trasferimenti temporanei e reversibili» dei membri del gruppo;
  • Congedo e proposta di riflessione.

La relazione analitica di gruppo: illusione, intimità e franchezza

Gruppo e Funzione Analitica, XI, 1, 1990

Abstract
Partendo dal concetto di campo del gruppo a finalità analitica, si esamina la particolare dimensione della illusione e le sue possibili evoluzioni. L’illusione presente nel campo può avere sia aspetti positivi (condivisione di un sogno, di una illusione) che consentono ai membri del gruppo di sentire di essere insieme, sia aspetti negativi legati all’isolamento, al narcisismo distruttivo

 

Trasformazioni psicodrammatiche

Areanalisi, N. 4 – Aprile 1989

Abstract
Questo contributo contiene la relazione di una delle tre tavole rotonde in cui si articolava il VI Congresso internazionale della S.I.Ps.A. su “Narrazione e rappresentazione in psicoanalisi e psicodramma analitico (Roma, 1988).
Nella prima parte (più teorica) è tratteggiata l’idea che nella seduta di psicodramma sia operante un «apparato trasformativo» che implica l’intervento di diversi momenti, linguaggi, modalità espressive, agenti.
Nella seconda parte (più legata all’occasione del congresso) sono singolarmente presi in considerazione gli interventi della tavola rotonda e vengono proposti alcuni rilievi critici e metodologici

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Una nuova prospettiva sulla psicoanalisi e sui gruppi

In Letture bioniane (a cura di) C.Neri, A.Correale, P.Fadda Ed.Borla, Roma, 1987, pp. 334-338 (in collaborazione con A.Correale e P.Fadda)

Abstract
Nella prima parte dello scritto vengono presentate e discusse le diverse formulazioni di G.d.L. e A.d.B., corrispondenti ad altrettanti momenti di elaborazione teorica di Bion

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Introduzione al panel; “Uno spazio diverso per il concetto di fusionalità”

Rivista di Psicoanalisi, XXXI, 3,1985, pp.287-289 (in collaborazione con L.Pallier, G.C.Soavi, R.Tagliacozzo)

Abstract
Questa novella, tratta dal Decameron, è già stata presa in esame in un precedente articolo (v. riassunto 23). L’impiego della novella è volto però ad illustrare una ipotesi teorica diversa rispetto al contributo precedente

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Lo psicoanalista ascolta il gruppo

Giornale storico di Psicologia dinamica, VII, 14, 1983, pp. 63-70 (in collaborazione con S.Nicolosi)

Abstract
Seguendo 1’ipotesi bioniana relativa alla figura dell’“analista-mistico” (riassunto 45) si esamina la condizione mentale che permette di entrare in contatto con la “realtà psichica”. Tale condizione mentale, chiamato da Bion “accecamento artificiale”, si definisce in rapporto alla capacità dell’analista di eliminare «memoria», «desiderio» e «conoscenza» (riassunto 76).
Successivamente, la proposta bioniana viene considerata in relazione all’ascolto del gruppo a finalità analitica.
Viene infine proposto un modello – elaborato su un parallelismo con l’ascolto della musica – utile per descrivere ed evidenziare le diverse modalità di ascolto nel gruppo (vedi anche riassunto 31)

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Cenni storici

Capitolo I di C.Neri (a cura di) Prospettive della ricerca psicoanalitica nel gruppo (dispense di Tecniche di Indagine della personalità), Kappa – Roma, 1983, pp. 13-20 (in collaborazione con P.Cupelloni)

Abstract
Vengono esaminati i contributi di alcuni autori che hanno segnato le tappe fondamentali nello sviluppo della moderna psicoterapia di gruppo ad orientamento psicoanalitico.
Dopo aver ricordato l’opera di Pratt, pioniere della psicoterapia di gruppo, vengono segnalate le esperienze condotte da Burrow, quelle di Foulkes e di altri.
Particolare attenzione viene quindi rivolta ad alcuni concetti elaborati da K.Lewin e M.Klein, ricordati per l’importanza che hanno avuto nell’influenzare 1’approccio bioniano.
Viene infine esaminata la ricerca di W.R.Bion ed il particolare metodo teorico-clinico da lui ideato. (v. anche 54 e 58)

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