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Sistema di appartenenza istituzionale: riflessioni sulle difficoltà di lavoro nelle équipes psichiatriche e nei gruppi istituzionalizzati

Koinos Quaderni, 3, 1995, pp.30-32

Abstract
Nei gruppi istituzionalizzati (ad es. nelle équipe dei centri di igiene mentale e degli ospedali) si nota spesso un clima di apatia, disinteresse e conflittualità, come se il legame affettivo si potesse manifestare solo attraverso sentimenti negativi. Nel testo si ipotizza che tale legame possa diventare un vero e proprio «sistema di appartenenza istituzionale» che coinvolge sia gli operatori che i pazienti. L’analista deve saper riconoscere questo tipo di assetto del gruppo

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Supervisione nei servizi di salute mentale e patrimonio affettivo del gruppo

in “Il campo terapeutico nei servizi di salute mentale“, Borla, Roma

Abstract
La situazione di supervisione nell’ambito di un’istituzione è considerevolmente diversa da quella che si realizza in un rapporto privato tra supervisore e psicoterapeuta che presenta il materiale clinico. Le persone che fanno parte di un gruppo o di un’istituzione condividono valori, abitudini, affetti; il supervisore deve tenerne conto e adottare la tecnica opportuna.
Lo scritto è stato presentato alla tavola rotonda conclusiva del Corso triennale di aggiornamento per operatori dei Servizi dipartimentali di salute mentale della Regione Lazio (Roma, 1991) e successivamente in una versione modificata al panel «La funzione dell’analista come attivatore del campo istituzionale» (Centro Romano di Psicoanalisi, febbraio 1992)

 

Recensione di “L’oggetto psichiatrico nella relazione didattica” di A.D. Errico e M.V. Turra

Gruppo e Funzione Analitica, I, 2-3, 1979, pp. 100-103

Abstract
Vengono presi in considerazione i tre parametri che gli Autori utilizzano per definire il campo utile per una recezione dell’“oggetto didattico”.
Tali parametri – corrispondenti ad altrettante caratteristiche della relazione tra insegnante ed allievo e del gruppo di formazione – sono: operatività, transitività, intermediarietà.
Viene data particolare attenzione alla intermediarietà attraverso il ricordo del racconto di L. Borges “La rosa di Paracelso”

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Sette riunioni di gruppo di discussione nel reparto cura uomini

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 553-564

Abstract
Vengono descritte le prime sette sedute di un gruppo di discussione formato da ricoverati, medici, infermieri e studenti del reparto cura uomini dell’Istituto di Psichiatria dell’Università di Roma. L’esperienza si è protratta per un totale di 55 riunioni nel corso degli anni 1969-70.
In un precedente contributo (sintesi n. 8) erano state fornite indicazioni generali sulle principali fasi dell’esperienza; in questo contributo si mette in risalto l’importanza di affrontare momenti psicotici

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Lavoro psichiatrico in una istituzione scolastica mediante tecniche di gruppo

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con A. Del Lungo, C. Pilo Boyl, B. Woehler, G. Nebbiosi, F. Piperno)

Abstract
La comunicazione riguarda il lavoro svolto da un’équipe medico-psico-pedagogica presso la scuola elementare “A. Vespucci” di Roma, il cui organico conta 94 insegnanti, due dei quali assegnati alle classi differenziali.
L’équipe propone agli insegnanti un approccio diverso rispetto a quello delle classi differenziali per il trattamento dei bambini handicappati; attraverso gruppi di discussione allargati si perviene alla conclusione di reinserire i bambini già assegnati alle classi sperimentali.
Si costituiscono gruppi stabili di lavoro formati da 9-10 insegnanti e un membro dell’équipe. L’anno successivo si decide di riprendere i gruppi, con frequenza settimanale

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Esperienze di gruppi di discussione in reparti di degenti psichiatrici

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Viene descritta l’esperienza di un gruppo di discussione, costituito da studenti e ricoverati, che ha avuto luogo nel reparto uomini dell’Istituto di Psichiatria dell’Università di Roma. Il gruppo (formato da un minimo di 8-10 persone ad un massimo di 30-35) ha svolto la sua attività per otto mesi, con un totale di 55 riunioni.
Si rileva una linea di sviluppo articolata in cinque fasi: 1) smarrimento di fronte alla nuova situazione; 2) alcuni membri si esprimono con un linguaggio simbolico difficilmente comprensibile, che il conduttore traduce in un linguaggio accessibile a tutti; 3) con l’ingresso di alcuni infermieri, i cui interventi vengono vissuti come un attacco, il gruppo perde la sua unità; tensioni centrate sulla figura del conduttore, tentativo di acquisire autonomia da parte di alcuni membri; 5) presa di coscienza e rielaborazione emotiva di problemi inerenti la ricerca di una propria identità da parte degli studenti e dei ricoverati

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Utilizzazione del gruppo delle assemblee come mezzo di insegnamento in un corso sulle dinamiche di gruppo

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con C. Pilo Boyl, M.A. Palmieri, P. Nardone, A. Seganti, G. Nebbiosi, A. Noonan, C.A. Barnà, B. Woehler, F. Agosta, A. Correale, S. Casini).

Abstract
Oggetto di questo contributo, analogamente ad altri dello stesso periodo (sintesi n. 3, 18, 19), è l’utilizzazione dei gruppi nell’insegnamento di psichiatria. Viene commentato il secondo anno della ricerca, in cui si sono evidenziate le seguenti fasi: 1) disorientamento; 2) accettazione della nuova situazione; 3) speranze messianiche e timori persecutori; 4) desiderio di acquisire le capacità tecniche dell’équipe; 5) separazione, preoccupazione di “andare via integri”

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Non determinazione dei ruoli e recupero dello specifico: lavoro di un’equipe medico-psichico-pedagogica

Neopsichiatria, XXXVIII, suppl., 1972, pp. 176-289 (in collaborazione con C. Pilo Boyl, A. Del Lungo, S. Marinelli, G. Nebbiosi, B. Woehler)

Abstract
In questo contributo, presentato al convegno su “Lo Psicologo e le Istituzioni Psichiatriche nel momento attuale in Italia” (Volterra, 4-5 novembre 1972), si discute della utilizzazione di alcuni strumenti tecnici, nati all’interno della comunità terapeutica, in un diverso contesto istituzionale: la scuola. La variazione del contesto modifica una serie di condizioni e l’uso stesso degli strumenti di intervento; non è quindi ipotizzabile trasferire tout court il modello “comunità terapeutica” nelle strutture scolastiche. E’ invece possibile fondare nel contesto scolastico gruppi di lavoro per socializzare la discussione ed aprire vie di comunicazione diverse da quelle consuete della piramide gerarchica

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Corso per studenti sulle dinamiche di gruppo tramite tre gruppi di sensibilizzazione

Rivista di Psichiatria, VI, 3, pp. 215-17 (in collaborazione con C.A. Barné, B. Bonfiglio, A. Correale, C. De Toffoli, A. Noonan, A. Seganti)

Abstract
Il problema che abbiamo voluto affrontare era quello di impostare un corso per studenti che al lato del corso ufficiale di Psichiatria, fornisse un’adeguata preparazione sulle dinamiche dì gruppo.
Considerando l’insegnamento come attualizzazione di possibilità e non come semplice trasmissione di cultura, volevamo che la didattica fosse tutt’uno con un’esperienza dal vivo dalla quale poter trarre una conoscenza personale nel campo specifico.
Gli studenti (di medicina e filosofia) sono stati distri buiti in tre gruppi di se nsibilizzazione di 10-15 persone, ciascuno condotto da un trainer con l’aiuto di 1-2 osservatori.
Questo esperimento è tuttora in corso ed in questa breve comunicazione vorremmo soltanto proporre alcuni presupposti teorici e metodologici circa l’impostazione di un gruppo di  sensibilizzazione a carattere didattico. I risultati dell’esperienza ed il loro confronto con l’impostazione che qui proponiamo, saranno oggetto di ulteriore comunicazione.

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Senso e limiti del lavoro all’interno di un’istituzione

Rivista di Psichiatria V, 4, 1970, pp. 298-303

Abstract
Questo contributo, presentato nell’ambito della tavola rotonda su “Orientamenti nella terapia della schizofrenia” (Roma, Fondazione C. Erba, 1971), tratta delle possibilità aperte da un approccio di terapia attraverso l’istituzione. L’Autore parte dall’assunto che la schizofrenia non debba essere intesa come qualcosa che accade in una persona, ma come qualcosa che avviene tra persone. All’interno dell’istituzione, la pur necessaria distruzione dell’immagine tradizionale della schizofrenia può risultare illusoria e mistificante se non si tiene conto delle difficoltà e contraddizioni presenti nella realtà socio-politica in cui l’istituzione opera

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Approccio multidimensionale alla valutazione dei farmaci antidepressivi

Rivista di Psichiatria III, 6, 1968, pp.724-35 (in collaborazione con N. Lalli, P. Pancheri, G. Vella)

Abstract
Viene descritto un approccio multidimensionale per la valutazione delle variazioni della sintomatologia indotte da un farmaco timolettico. Si riportano i primi risultati ottenuti mediante intervalidazione di quattro differenti tipi di rilevazione condotti da quattro gruppi di psichiatri indipendenti fra loro: osservazione clinica fenomenologica, scala di valutazione dei sintomi di Wechsler, batteria di reattivi mentali (tra cui MMPI, Rorschach, MP 38 di Raven), scala di valutazione comportamentale di Wittenborn

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