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La teoria della malattia dei membri del gruppo

Chiodi, M.L., Neri, C. (2012), La teoria della malattia dei membri del gruppo, Plexus, 9, 67-70.

Sommario 

I membri del gruppo sviluppano una loro teoria della sofferenza mentale che fa parte della cultura del gruppo. È una teoria implicita. Vale a dire che non è una teoria formalizzata, organizzata ed esplicitata in modo chiaro. Il riconoscimento dei suoi contenuti e caratteristiche è importante per l’analista, perché lo mette in grado di capire meglio come il gruppo funziona nei suoi sforzi verso il raggiungimento della guarigione. Tale riconoscimento inoltre consente all’analista di capire meglio quale immagine i membri del gruppo abbiano di se stessi in quanto gruppo.

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Introduzione: Il gruppo degli dei tra psicoterapia di gruppo e antropologia

Lombardozzi, A., Neri, C., Lavina, E.S. (2005), Introduzione: il gruppo degli dei tra psicoterapia di gruppo e antropologia, Funzione Gamma. Journal online di Psicologia di gruppo, 15,
disponibile da http://www.funzionegamma.it/colloquio-con-balbino/

Sommario

A partire dal racconto di Enzo Scotto Lavina della sua conoscenza personale con Pierre Fatumbi Verger, etnologo e fotografo francese, in Africa negli anni 60’, questo numero della rivista offre una riflessione sul confronto tra le teorie antropologiche e la psicoanalisi di gruppo.

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Psicoanalisi e antropologia

Neri, C. (2006), Psicoanalisi e Antropologia, in A. Lombardozzi, Figure del dialogo tra antropologia e psicoanalisi, Borla, Roma, 165-191.

Abstract
Il libro di Lombardozzi è una ricerca teorica sull’area di intersezione tra Psicoanalisi e Antropologia. Vengono affrontati i temi dell’identità, del mascheramento del sé, dell’identificazione, del conflitto tra istanze psichiche, citando i contributi di Freud, Kohut, Winnicott, Klein e di antrologi come Frazer, Tylor e Morgan: è in questo momento che il concetto di Identità si connette a quello di Cultura.

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Bion in Italia

International Centennial Conference on the Work of W.R. Bion (Torino 16-19 luglio 1997)

Abstract
Bion tenne l’ultimo seminario a Roma il 17 luglio 1977. Francesco Corrao, a nome dei presenti, gli espresse riconoscenza per l’insegnamento ricevuto.
Bion, rispose: «La ringrazio moltissimo per quest’espressione di gratitudine. Spero di non apparire poco cortese se dico che posso paragonare la sua descrizione dei miei contributi con un fatto di cui sono consapevole e che non mi piace molto – l’immagine più vicina che possa dare di esso è questa: come una foglia che cade da un albero – non si sa mai su quale lato essa atterrerà»

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Campo dell’esperienza di gruppo: un analogo o un omologo del transfert nella situazione psicoanalitica di coppia?

Gruppo e Funzione Analitica, IX, 3,1988

Abstract
Rispetto alla situazione analitica tradizionale ( di coppia )
le risonanze messianiche sono piu’ vaste e potenti . L’insieme di
queste fantasie e sentimenti infatti ha come centro,non una
vicenda personale , ma la nascita di un mondo (Benjamin, W.,1931,
p 70 )

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Letture Bioniane

(a cura di) C.Neri, e all.; introduzione generale ed introduzioni alle varie sezioni e sottosezioni, Borla, Roma, 1987, pp.ll-14,17-25, 37-39, 85-86, 97-99,115-118,145-150,187-190, 229-231, 285-292, 329-333, 361-363 (in collaborazione con A.Correale e P.Fadda)

Abstract
L’introduzione generale fornisce un inquadramento dell’opera bioniana e prende in esame la letteratura internazionale dedicata a Bion. Le introduzioni alle sezioni e sottosezioni suggeriscono una o più linee di raccordo tra i lavori degli autori che hanno contribuito al libro

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Ricordi di ciò di cui non si è fatta esperienza

Rivista di Psicoanalisi, XXVIII, 3, 1982, pp.338-41

Abstract
Il contributo è stato presentato al I Colloquio psicoanalitico di Palermo della SPI su «Memoria e Oblio».
Il lavoro si articola intorno all’ipotesi dell’esistenza di “ricordi senza esperienza”, che si sono fissati nella memoria di un individuo a partire da una situazione che egli non è stato in grado di sperimentare (nel senso che non è stato in grado di pensarla); tali ricordi sono costituiti da un insieme di emozioni, protopensieri, I “ricordi senza esperienza” hanno una funzione per 1’individuo che li ha creati e li conserva, infatti possono giustificare e “spiegare” al soggetto alcuni suoi vissuti ansiosi e depressivi.
Nelle conclusioni viene discussa la differenza tra questi ricordi ed i ricordi di copertura descritti da Freud. Il lavoro analitico può consentire quell’esperienza fallita in passato, facilitando la disgregazione dei “ricordi amalgama” nei loro singoli componenti e ripristinando il processo del “dimenticare” (oblio), che implica un previo sviluppo del ricordo condensato e del nucleo di angoscia che contiene.

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Resoconto del convegno scientifico della S.P.I. sull’opera di W.R. Bion

Gruppo e Funzione Analitica, III, 1,1982, pp.129-32

Abstract
Questo contributo è dedicato ad un riesame dei diversi apporti emersi nel corso del dibattito conclusivo delle “giornate bioniane” della Società Psicoanalitica Italiana.
Nello specifico, vengono individuati i seguenti punti nodali:
– il funzionamento del pensiero individuale e di gruppo;
– la funzione alfa e gli elementi beta;
– il rapporto M.Klein-Bion;
– l’Edipo e le preconcezioni;
– il fatto scelto;
– “l’esprimersi” in Bion;
– il gruppo e la funzione simbolica

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Note sul processo conoscitivo considerato dell’interno del gruppo

Gruppo e Funzione Analitica, lI, 1, 1981, pp. 41-51

Abstract
Questo contributo è incentrato sulle possibilità conoscitive di un gruppo nei diversi momenti della sua evoluzione.
Un elemento nodale, che caratterizza il passaggio da una fase di frammentazione e confusione ad una iniziale fase di differenziazione, è l’emergere di “rappresentazioni adeguate”. Tali rappresentazioni infatti comportano una modificazione non solo del materiale, ma anche dell’assetto del gruppo, e più precisamente un ristabilirsi di legami tra i membri.
Si sottolinea come le oscillazioni tra frammentazione e integrazione (ps↔d) rappresentino una pulsazione “fisiologica” del gruppo (riassunto 50).
Nell’ultima parte del contributo si evidenzia come ogni sviluppo conoscitivo del gruppo sia accompagnato da intense perturbazioni: in particolare, se il gruppo persegue un avanzamento nelle sue modalità di concettualizzare se stesso, questo non può rimanere senza effetto per l’equilibrio dei rapporti tra i membri: ognuno dei partecipanti all’area di appartenenza di quel gruppo deve ricercare un nuovo assetto emotivo (riassunto 33)

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Il simbolo tra gruppo e individuo: riflessioni su alcune formulazioni di W.R. Bion in “Attenzione e Interpretazione”

Quaderni di Psicoterapia Infantile, 5, 1981. pp. 31-41

Abstract
Si affronta il tema della formazione del simbolo, analizzando in particolare come funzioni individuali e “gruppali” si integrino nella funzione simbolica.
Nella parte normale (o nevrotica) della personalità viene privilegiata la relazione con un gruppo e con ciò che esso ha stabilito, mentre nella parte psicotica è privilegiata la relazione con un dio o un demone (v. anche riassunto 72). Questa scelta è essenziale per lo sviluppo (o meno) della funzione simbolica

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Contributo per la definizione della figura di Operatore di gruppo

Quadrangolo, 12-14, 1980, pp. 41-43 (in collaborazione con A.Correale)

Abstract
Nella prima parte dell’articolo viene fornito un quadro dei diversi centri italiani interessati alla psicoterapia di gruppo ad orientamento psicoanalitico e delle iniziative più rilevanti degli ultimi anni.
Delineato il panorama, viene esaminata la proposta di dare vita ad un organismo intersocietario finalizzato alla formazione di “operatori di gruppo”.
Nell’ultima parte dell’articolo si considerano le motivazioni di ordine teoretico per cui gli A.A. ritengono che la creazione di tale organismo – che verrebbe a riunire centri ancora considerevolmente differenti tra loro per impostazione teorica, metodologica e tecnica – non sarebbe opportuna e risulterebbe anzi confondente per la definizione della figura di “operatore di gruppo”

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Rappresentazione, costruzione, interpretazione nel gruppo

Gruppo e Funzione Analitica, I, 1, 1979, pp.31-51

Abstract
Questo contributo utilizza il modello “culla di spago” precedentemente descritto per evidenziare le trasformazioni del gruppo che passa da una paralizzante condizione di depersonalizzazione (gruppo in assunto di base) ad una situazione in cui gli individui-membri sono in grado di cooperare (gruppo di lavoro).
Le fasi considerate sono, in sequenza:
a) i membri uscendo dal loro isolamento si trovano immersi in una neoformata “entità gruppale”, indistinto prolungamento delle loro sensazioni depersonalizzative;
b) emerge una iniziale “figura” e l’attenzione dei membri converge su di essa, mentre altri elementi minuti vanno sullo sfondo;
c) la “figura” che i membri hanno individuato consente loro di risignificare l’intera rete di relazioni

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La culla di spago

Quadrangolo, IV, 1, 1979, pp. 27-32

Abstract
In questo contributo sono inclusi due diversi nuclei tematici: il primo relativo alla descrizione del funzionamento del gruppo come insieme integrato, il secondo relativo ai tre livelli della comunicazione e dell’“ascolto psicoanalitico”. Qui si fa riferimento soltanto al primo tema; il secondo infatti è stato oggetto anche di una più recente pubblicazione: rimandiamo quindi al relativo riassunto (n.48).
La “culla di spago” è un modello analogico per facilitare la descrizione e l’osservazione dell’assetto del gruppo. Modelli di rete sono stati utilizzati anche da psicologi e psicoanalisti quali Foulkes e Corrao: in questo caso 1’attenzione è però rivolta non ai rapporti che sono permessi dalla rete, ma alle sue trasformazioni. In questo senso, è risultata particolarmente efficace l’utilizzazione di concetti estratti dalla geometria topologica

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Caratteristiche della comunicazione e dell’uso del linguaggio nel gruppo a finalità analitica

Gruppo e Funzione Analitica, I, 2, 1978, numerazione della prima serie, pp. 76-97

Abstract
Nella prima parte si esaminano vari tipi di nessi associativi tra diversi interventi dei membri del gruppo e si discute il problema dei nessi mancanti. I riferimenti utilizzati sono Whorf e Havelock (per le connessioni tra antropologia e linguaggio), Lorenzer (linguaggio e psicoanalisi). Si parla anche dei condizionamenti imposti dal setting di gruppo: ad es. sul filo (diacronico) del discorso che passa dall’uno all’altro si debbono inscrivere (sincronicamente) molteplici attivazioni fantasmatiche e di pensiero, sollecitate nei presenti.
Nella seconda parte è presa in considerazione 1’importanza delle immagini nella comunicazione di gruppo.
Nell’ultima parte infine viene discussa l’ipotesi che il piccolo gruppo a finalità analitica utilizzi alcuni “supporti” costanti per la propria comunicazione. Tali “supporti” sarebbero collegati ad alcune specifiche fantasie (vedi anche riassunto 28).

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Una mappa dell’immaginario nei gruppi: delimitazioni perimetrali, linee generali, indicazione di alcune fasi essenziali

Gruppo e Funzione Analitica, I, 2, 1978, numerazione della prima serie, pp. 31-42

Abstract
Questo contributo presentato al XXX Convegno su «Gruppo e Funzione Analitica» (Pavia, 1977) compie uno sforzo descrittivo del funzionamento del piccolo gruppo a finalità analitica (v. anche riassunto 30).
Una particolare attenzione è dedicata ai fenomeni della prima parte della seduta che hanno come risultato il costituirsi di una separazione (o forse qualcosa di più complesso con valore di membrana) tra quanto accade durante la seduta e prima o dopo di essa

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Invarianti e variabili della metodologia e della tecnica psicoanalitica nella situazione di coppia e di gruppo

Gruppo e Funzione Analitica, I, 1, 1977, numerazione della prima serie, pp. 45-50

Abstract
Si tratta della sintesi di una relazione presentata al XX Convegno su «Gruppo e Funzione Analitica» (Roma, 1976).
Nella prima parte è messa in luce l’insufficienza del modello strutturale (Es, Io, Super-Io) per descrivere le dinamiche che avvengono nel setting di gruppo.
Nella seconda parte vengono affrontate le profonde differenze nella comunicazione di coppia e di gruppo.
Analogamente ad altri contributi (riassunti 21, 22 e 22bis, 23, 24, 25), anche in questo caso si è utilizzato materiale letterario, per rendere più evidente ciò che viene discusso a un livello teorico. I frammenti citati sono alcune lettere dell’epistolario di F.Kafka con la sorella Ottla e un suo breve racconto: “Nella colonia penale”.

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Il carteggio Freud-Jung

Ed. R.A.I. – Roma, 1977, 86 pp. (in collaborazione con N.Dazzi e L.Preta)

Abstract Si tratta dei testi di sei puntate preparate per il dipartimento delle trasmissioni scolastiche ed educative per adulti della RAI.
Lo sviluppo di alcuni fondamentali concetti psicoanalitici viene seguito attraverso 1’epistolario; alcune schede forniscono precisazioni ed integrazioni.
Un secondo tema affrontato riguarda il definirsi dell’istituzione psicoanalitica e del training con sue specifiche modalità, quali l’analisi didattica e le supervisioni.

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Elementi del gruppo a finalità analitica

Ed. Centro Ricerche di Gruppo, Roma, 1976, 52 pp.

Abstract
Questo contributo, come i precedenti, ha finalità prevalentemente didattiche; vengono riportati, ampiamente rielaborati, i momenti essenziali di un seminario tra psicoanalisti e operatori di gruppo.
I materiali sono stati riuniti attorno a sei temi ed è stata conservata la forma del dibattito.
Gli argomenti affrontati sono: costituzione del setting (I, VI); il linguaggio metaforico ed i suoi limiti (II, III); i fattori dinamici della vita emotiva e fantasmatica del gruppo (IV, V).

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Il corpo nella relazione tra gruppo e individuo

A.A.V.V., Il gruppo come situazione operativa per lo psicologo, Ed Centro Ricerche di Gruppo, Roma, 1976

Abstract
Anche per questo contributo valgono le considerazioni generali esposte nei riassunti 21, 22, 23.
Il tema specifico è la interrelazione tra depersonalizzazione degli individui-membri e il delinearsi dei fenomeni del gruppo-massa. Il racconto utilizzato come illustrazione di tali fenomeni è quello del Golem nella versione di A.M.Ripellino in Praga Magica (vedi anche riassunto 74).

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Relazione tra mistico e gruppo: le forze emotive nel gruppo primitivo

A.A.V.V.,Il gruppo come situazione operativa per lo psicologo, Ed. Centro Ricerche di Gruppo – Roma, 1976

Abstract
Questo contributo, come i precedenti, ha prevalente finalità didattica ed è caratterizzato dall’impiego di materiale letterario.
L’accoppiamento e la sessualità, in quanto elementi costitutivi della relazione di transfert, sono fondamentali nel lavoro psicoanalitico. La crescita della capacità di conoscere è stimolata dall’“accoppiamento»; questa, a sua volta, può essere considerata come una modalità di affrontare la malattia (riassunto n. 22).
La crescita è però sempre accompagnata da forte “turbolenza”; può essere ricordato, in proposito, come crescita e distruttività siano intrinsecamente legate.
La scelta della novella di Alatiel, estratta dal Decameron di Boccaccio, va nel senso di dare una viva rappresentazione delle emozioni e della turbolenza associate alla crescita (vedi anche riassunto 63)

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