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Ululare con i lupi: conformismo e rêverie

Neri C. (2003) Presentazione in Ululare coi Lupi, di E. Gaburri e L. Ambrosiano, Bollati Boringhieri, Torino

Abstract
“Ululare con i lupi: conformismo e rêverie” è un libro originale e coraggioso, che farà molto discutere. Il libro affronta numerosi temi di rilievo: il conflitto tra narcisismo e socialismo, il lutto come perdita del gruppo di appartenenza, l’esame della storia professionale dell’analista nell’elaborazione del controtransfert. Il tema centrale, però, è certamente il conformismo nel lavoro analitico. Scrive Dina Vallino Macciò, nella sua bella post-fazione al volume: «il conformismo è l’oggetto sotterraneo e pervasivo che  Ambrosiano e Gaburri  individuano come  il rischio più pericoloso della mentalità del nostro tempo [… e come] il più considerevole ostacolo ad una valida pratica della psicoanalisi»

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Eustokhìa e Sincronicità

In F. Corrao, Orme II, Cortina, Milano, 1998

Abstract
Il testo è incentrato sul rapporto tra assetto mentale dell’analista e creazione del campo analitico, di cui si sottolineano le differenze rispetto allo spazio analitico. Il «campo analitico», a differenza dello spazio, non è circoscritto e si diffonde al di là dei limiti spazio-temporali.
Il termine «eustokhia» è utilizzato per indicare quel particolare assetto mentale che permette all’analista di cogliere la coincidenza degli eventi, cioè di considerare ciò che accade in seduta in termini di sincronicità

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Presentazione del libro “Sentire” di Stefania Marinelli

Borla, Roma, 1996, pp. 5-7

Abstract
Nel lavoro analitico è possibile utilizzare più vertici dai quali condurre l’osservazione. S. Marinelli nel suo libro utilizza diversi punti di vista per osservare e descrivere quanto avviene durante la seduta analitica, e attribuisce particolare importanza al «sentire» come fonte di conoscenza. Questo è particolarmente vero nel caso di pazienti «gravi» che hanno difficoltà ad operare quelle trasformazioni che consentono il passaggio dal sentire all’immaginare e dal sentire al pensare

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L’assetto mentale dell’analista al lavoro nel gruppo

Gruppo e Funzione Analitica, XVII, 2, 1996, pp.20-27

Abstract
L’assetto mentale dell’analista è influenzato da molteplici fattori (l’atmosfera del gruppo, lo stato d’animo del momento, i fattori esterni al setting) e deve adeguarsi al mutare delle circostanze e all’evoluzione del processo analitico. Alcune caratteristiche dell’assetto mentale dell’analista sono però invarianti: la pazienza (saper tollerare le frustrazioni e accettare i propri limiti); l’autonomia rispetto al Super-io individuale e istituzionale; la capacità di liberare la mente dall’obbligo di considerare fatti e idee in base a scenari «sensati»; l’intuizione; la disponibilità all’investimento affettivo su se stesso come psicoanalista, sul proprio lavoro e sui propri pazienti

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Sistema di appartenenza istituzionale: riflessioni sulle difficoltà di lavoro nelle équipes psichiatriche e nei gruppi istituzionalizzati

Koinos Quaderni, 3, 1995, pp.30-32

Abstract
Nei gruppi istituzionalizzati (ad es. nelle équipe dei centri di igiene mentale e degli ospedali) si nota spesso un clima di apatia, disinteresse e conflittualità, come se il legame affettivo si potesse manifestare solo attraverso sentimenti negativi. Nel testo si ipotizza che tale legame possa diventare un vero e proprio «sistema di appartenenza istituzionale» che coinvolge sia gli operatori che i pazienti. L’analista deve saper riconoscere questo tipo di assetto del gruppo

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Una nuova prospettiva sulla psicoanalisi e sui gruppi

In Letture bioniane (a cura di) C.Neri, A.Correale, P.Fadda Ed.Borla, Roma, 1987, pp. 334-338 (in collaborazione con A.Correale e P.Fadda)

Abstract
Nella prima parte dello scritto vengono presentate e discusse le diverse formulazioni di G.d.L. e A.d.B., corrispondenti ad altrettanti momenti di elaborazione teorica di Bion

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Microallucinazioni

Gruppo e Funzione Analitica, IV, 1, 1983, pp. 19-28

Abstract
Questo contributo, sviluppo di un precedente lavoro (riassunto 44), tratta della elaborazione conoscitiva delle microallucinazioni in connessione con la funzione e lo specifico intervento dello psicoanalista.
Per quanto riguarda il reimpatto microallucinatorio sullo psicoanalista, viene indicata la possibilità di recezione dell’esperienza microallucinatoria attraverso il vissuto controtransferale

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