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Presentazione del metodo e della tecnica del Social Dreaming

Neri, C. (2004), Presentazione del metodo e della tecnica del Social Dreaming. Relazione sui workshops tenuti a Lem-al-dar, Mauriburg, Raissa e Clarice Town, in W. G. Lawrence (a cura di), Esperienze nel Social Dreaming,Borla, Roma, 48-84.

Sommario

L’obiettivo principale dell’autore è fornire alcune informazioni sul Social Dreaming, una tecnica di lavoro di gruppo che valorizza il contributo che i sogni possono offrire alla comprensione, non del “mondo interno” dei sognatori, ma della realtà sociale ed istituzionale in cui vivono. Il Social Dreaming non vuole sfidare il grande valore dell’approccio ai sogni della psicoanalisi classica, ma mette in rilievo la loro dimensione sociale. Il secondo obiettivo è riferire alcune esperienze condotte con la tecnica del Social Dreaming e trarne indicazioni di ordine metodologico, teorico e clinico. Lo scritto è diviso in alcune sezioni. Prima di tutto vengono fornite informazioni sulle ipotesi fondamentali che sono alla base del Social Dreaming, sul setting e sull’origine della tecnica. Poi viene approfondito il suo impiego per esplorare e migliorare il funzionamento di un’organizzazione. Viene, quindi, fornita una cornice storica del Social Dreaming. L’ultima parte dello scritto è dedicata all’illustrazione di alcune esperienze di lavoro.

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Ululare con i lupi: conformismo e rêverie

Neri C. (2003) Presentazione in Ululare coi Lupi, di E. Gaburri e L. Ambrosiano, Bollati Boringhieri, Torino

Abstract
“Ululare con i lupi: conformismo e rêverie” è un libro originale e coraggioso, che farà molto discutere. Il libro affronta numerosi temi di rilievo: il conflitto tra narcisismo e socialismo, il lutto come perdita del gruppo di appartenenza, l’esame della storia professionale dell’analista nell’elaborazione del controtransfert. Il tema centrale, però, è certamente il conformismo nel lavoro analitico. Scrive Dina Vallino Macciò, nella sua bella post-fazione al volume: «il conformismo è l’oggetto sotterraneo e pervasivo che  Ambrosiano e Gaburri  individuano come  il rischio più pericoloso della mentalità del nostro tempo [… e come] il più considerevole ostacolo ad una valida pratica della psicoanalisi»

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Voce “Psicoterapia di gruppo”

Enciclopedia Medica Italiana, vol. XlI, USES – Roma e Firenze, 1985, pp. 61-66

Abstract
Nel corso del trattamento psicoanalitico si può talora evidenziare come alcune «esperienze», che dominano la vita dei pazienti, siano per loro stessi del tutto incomprensibili ed inesprimibili (riassunto n. 43). La bugia può rappresentare, in questi casi, un tentativo di dare forma a «contenuti dirompenti» ed altrimenti inesprimibili. La presentazione e la parafrasi della novella di Alatiel forniscono una viva rappresentazione di tali situazioni

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Invarianti e variabili della metodologia e della tecnica psicoanalitica nella situazione di coppia e di gruppo

Gruppo e Funzione Analitica, I, 1, 1977, numerazione della prima serie, pp. 45-50

Abstract
Si tratta della sintesi di una relazione presentata al XX Convegno su «Gruppo e Funzione Analitica» (Roma, 1976).
Nella prima parte è messa in luce l’insufficienza del modello strutturale (Es, Io, Super-Io) per descrivere le dinamiche che avvengono nel setting di gruppo.
Nella seconda parte vengono affrontate le profonde differenze nella comunicazione di coppia e di gruppo.
Analogamente ad altri contributi (riassunti 21, 22 e 22bis, 23, 24, 25), anche in questo caso si è utilizzato materiale letterario, per rendere più evidente ciò che viene discusso a un livello teorico. I frammenti citati sono alcune lettere dell’epistolario di F.Kafka con la sorella Ottla e un suo breve racconto: “Nella colonia penale”.

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La ricerca del setting per la formazione attraverso l’esperienza di gruppo: secondo corso sulle dinamiche di gruppo (1972-73)

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 523-538 (in collaborazione con M.A. Palmieri, A. Seganti, A. Correale, A.C. Barnà, B. Woehler, C. Pilo Boyl)

Abstract
Il tema affrontato è analogo a quello del contributo precedente; in questo secondo corso il setting comprende i due momenti: quello dell’esperienza e quello della sua possibile razionalizzazione. Si descrive il tentativo di far coesistere il piccolo gruppo, in cui prevalgono eventi emotivi, e il gruppo allargato come fase di elaborazione razionale e di scelte.
Di fatto, l’alternarsi dei due momenti ha creato forti tensioni, sul piano emotivo e cognitivo, tra le due esperienze

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Presentazione a: AA. VV. – Il lavoro psicoanalitico nei gruppi

(in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Nella presentazione al testo di D. Anzieu e collaboratori si affronta il problema di elaborare un metodo generale di intervento psicoanalitico specifico nel piccolo gruppo, considerando le caratteristiche del T-group di derivazione lewiniana e le sue trasformazioni in senso freudiano e kleiniano.
Viene trattato in particolare l’aspetto relativo alla scelta del setting: alcuni elementi di esso – ad esempio la durata a termine prefissato, il concentrare le sedute in pochi giorni, la residenzialità e l’isolamento rispetto all’ambiente circostante – comportano l’introduzione nell’esperienza di specifici valori e ideologie

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Le regole del t-group

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 541-549 (in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Questo contributo esamina criticamente la definizione di T-group derivante dalle regole che riguardano: durata delle sedute; silenzio dello staff; isolamento tra staff e membri del gruppo; residenzialità; presenza di osservatori.
Vengono anche considerate alcune regole meno esteriori, relative all’atteggiamento dello staff (es. “tutti i discorsi sono ricondotti all’immediato della situazione del gruppo”), al ruolo degli osservatori e alla funzione svolta dalle esercitazioni

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