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Pensare l’istituzione

Neri, C. (2016), Pensare l’istituzione, Funzione Gamma. Journal online di Psicologia di gruppo, 36. Disponibile da http://www.funzionegamma.it/pensare-listituzione/

Abstract

Nel testo mi soffermo su tre temi. Il primo è relativo ad un aspetto particolare della relazione tra un individuo ed una istituzione. L’istituzione può fornire o non fornire all’individuo un rimando di immagine (rispecchiamento) adeguato alle sue necessità e compiti. Questo rimando e le sue eventuali carenze hanno un impatto non soltanto sull’identità professionale, ma anche sugli aspetti profondi e basici del Sé. Il secondo tema riguarda la relazione triangolare Individuo ‑ Piccolo gruppo – Istituzione. Tra l’individuo e l’istituzione può trovare posto un Piccolo gruppo di amici-colleghi. Questo svolge funzioni diverse rispetto a quelle dell’istituzione, però può subentrarle quando l’istituzione è eccessivamente carente. Il terzo tema infine è una riflessione su quale possa essere l’approccio più vantaggioso perché l’individuo riesca a pensare l’istituzione.

Protetto: Pensare l’istituzione

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Fare gruppo nelle istituzioni

Neri, C., Patalano, R., Salemme, P., (2014) (a cura di), Fare gruppo nelle istituzioni. Franco Angeli, Roma.

Sommario 

Il testo è stato pensato come uno strumento pratico di consultazione rivolto a medici, psicologi, infermieri ed educatori professionali, impegnati nel lavoro nel Terzo settore nonché nel Sistema Sanitario Nazionale. Il libro risulta anche utile agli studenti delle facoltà di Medicina e Psicologia o delle relative scuole di specializzazione. Il tema centrale è l’impiego del dispositivo di gruppo per la cura dei “pazienti gravi” in contesti istituzionali ed una sezione è dedicata alla cura di bambini ed adolescenti ricoverati nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura ovvero ospiti di comunità terapeutiche. Il testo prende inoltre in considerazione altri due temi: gli interventi terapeutici rivolti alla famiglia del paziente o alle persone a lui vicine ed anche quelli rivolti al gruppo équipe. Diversi modi di utilizzare il gruppo sono dunque descritti nel manuale che illustra la funzionalità del gruppo di psicoterapia in contesti differenti e rivolto a pazienti che differiscono tra loro per età e diagnosi.

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Sistema di appartenenza istituzionale: riflessioni sulle difficoltà di lavoro nelle équipes psichiatriche e nei gruppi istituzionalizzati

Koinos Quaderni, 3, 1995, pp.30-32

Abstract
Nei gruppi istituzionalizzati (ad es. nelle équipe dei centri di igiene mentale e degli ospedali) si nota spesso un clima di apatia, disinteresse e conflittualità, come se il legame affettivo si potesse manifestare solo attraverso sentimenti negativi. Nel testo si ipotizza che tale legame possa diventare un vero e proprio «sistema di appartenenza istituzionale» che coinvolge sia gli operatori che i pazienti. L’analista deve saper riconoscere questo tipo di assetto del gruppo

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The group’s emotional pool

British Journal of Psychotherapy, 1993

Abstract
Il lavoro pone l’accento sull’investimento affettivo che i membri del gruppo operano su un insieme di elementi condivisi (patrimonio affettivo). Nella seconda parte dello scritto si sottolinea come l’integrità di tale patrimonio sia essenziale per il buon funzionamento del gruppo in quanto «gruppo di lavoro» e per il benessere dei singoli partecipanti

Supervisione nei servizi di salute mentale e patrimonio affettivo del gruppo

in “Il campo terapeutico nei servizi di salute mentale“, Borla, Roma

Abstract
La situazione di supervisione nell’ambito di un’istituzione è considerevolmente diversa da quella che si realizza in un rapporto privato tra supervisore e psicoterapeuta che presenta il materiale clinico. Le persone che fanno parte di un gruppo o di un’istituzione condividono valori, abitudini, affetti; il supervisore deve tenerne conto e adottare la tecnica opportuna.
Lo scritto è stato presentato alla tavola rotonda conclusiva del Corso triennale di aggiornamento per operatori dei Servizi dipartimentali di salute mentale della Regione Lazio (Roma, 1991) e successivamente in una versione modificata al panel «La funzione dell’analista come attivatore del campo istituzionale» (Centro Romano di Psicoanalisi, febbraio 1992)

 

La formazione dell’analista di gruppo

in La bottega dell’anima (a cura di S. Benvenuto e O. Nicolaus), Franco Angeli, Milano, 1990; pp. 239-245 (in collaborazione con M. Pelagalli)

Abstract
È parte di un volume dedicato alla formazione dello psicoterapeuta e alle diverse scuole che si propongono questo fine.
Il testo, sotto forma di intervista, riprende la nozione di «sistema di appartenenza istituzionale».

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Ideologia della libertà, dell’eguaglianza, della fraternità – esperienza in una scuola elementare di Centocelle e prime indicazioni operative e metodologiche

Quadrangolo, II, suppl. al n. 4, 1975, pp. 24-30

Abstract
Il contributo è stato presentato al convegno “Il bisogno psicologico di libertà”, organizzato dal centro studi psicoanalitici “Lo Spazio”. Vengono descritte alcune modalità utilizzate nella scuola per gestire tensioni, emergenti a livello relazionale, tra i bambini e tra questi e gli insegnanti. Utilizzando tecniche e di gruppo orientate in senso psicoanalitico, si evidenziano le regole proprie dell’istituzione e come queste possano promuovere o inibire l’evoluzione dei membri

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Esperienze di gruppi di discussione in reparti di degenti psichiatrici

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Viene descritta l’esperienza di un gruppo di discussione, costituito da studenti e ricoverati, che ha avuto luogo nel reparto uomini dell’Istituto di Psichiatria dell’Università di Roma. Il gruppo (formato da un minimo di 8-10 persone ad un massimo di 30-35) ha svolto la sua attività per otto mesi, con un totale di 55 riunioni.
Si rileva una linea di sviluppo articolata in cinque fasi: 1) smarrimento di fronte alla nuova situazione; 2) alcuni membri si esprimono con un linguaggio simbolico difficilmente comprensibile, che il conduttore traduce in un linguaggio accessibile a tutti; 3) con l’ingresso di alcuni infermieri, i cui interventi vengono vissuti come un attacco, il gruppo perde la sua unità; tensioni centrate sulla figura del conduttore, tentativo di acquisire autonomia da parte di alcuni membri; 5) presa di coscienza e rielaborazione emotiva di problemi inerenti la ricerca di una propria identità da parte degli studenti e dei ricoverati

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Senso e limiti del lavoro all’interno di un’istituzione

Rivista di Psichiatria V, 4, 1970, pp. 298-303

Abstract
Questo contributo, presentato nell’ambito della tavola rotonda su “Orientamenti nella terapia della schizofrenia” (Roma, Fondazione C. Erba, 1971), tratta delle possibilità aperte da un approccio di terapia attraverso l’istituzione. L’Autore parte dall’assunto che la schizofrenia non debba essere intesa come qualcosa che accade in una persona, ma come qualcosa che avviene tra persone. All’interno dell’istituzione, la pur necessaria distruzione dell’immagine tradizionale della schizofrenia può risultare illusoria e mistificante se non si tiene conto delle difficoltà e contraddizioni presenti nella realtà socio-politica in cui l’istituzione opera

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