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Campo analitico di gruppo

Borla, Roma, 1992, pp. 166

Abstract
Il libro, corredato da un glossario, si articola in varie parti, ognuna centrata su un argomento specifico:

  • Viene chiarito il punto di vista da cui sarà considerato il tema: la persona (analista, psicoterapeuta, monitore) che conduce il gruppo e ne ha la responsabilità;
  • Viene presentata la nozione di campo analitico del gruppo, che ha solo qualche marginale punto di contatto con il concetto di campo dinamico di K. Lewin ed è l’idea che caratterizza l’approccio metodologico e tecnico proposto;
  • La nozione di campo analitico del gruppo è collocata su uno sfondo mitologico che ne sottolinea la capacità evocativa;
  • Sono descritti alcuni miti della conoscenza e della trasformazione;
  • Si illustrano alcune funzioni specifiche del campo: sostegno affettivo, appartenenza e identità , autorappresentazione;
  • Si esamina il rapporto tra individui e campo, in particolare i «depositi stabili» e i «trasferimenti temporanei e reversibili» dei membri del gruppo;
  • Congedo e proposta di riflessione.

Contenimento fusionale e relazione contenitore↔contenuto

Rivista di Psicoanalisi, XXXI, 3, 1985, pp. 316-325

Abstract
R. Kaës – avvalendosi dei concetti di «isomorfia» ed «omomorfia» – ha descritto due tipi di relazione tra mente e campo del gruppo. La relazione isomorfica definisce una situazione di totale omologazione tra apparato psichico dell’individuo e il campo del gruppo; la relazione omomorfica è caratterizzata dal mantenimento di una certa distinzione

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Gruppo e Individuo (Oscillazioni e complementarietà)

Quaderni di Psicoterapia di gruppo, 2, 1983, pp. 169-76

Abstract
Viene proposto di considerare i termini di “gruppo” e di “individuo” legati in una formula dinamica che copra 1’intero campo dell’osservazione: per G (gruppo) viene inteso un assetto del gruppo e degli individui-membri centrato sul gruppo e per I (individuo) uno centrato sugli individui.
Dal materiale clinico riportato si evidenzia come, nei singoli individui e anche nell’intero gruppo, si verifichino continue oscillazioni tra le due posizioni. Tali oscillazioni si presentano come modulazioni della presenza e tentativi di conservare una condizione non eccessivamente carica di angoscia (riassunto 37).
Si evidenzia inoltre come 1’attività interpretativa interferisca sulle oscillazioni, provocando ritardi e sfasature. Tali alterazioni, se da un lato sono avvertite con un aumento di angoscia, dall’altro aprono la strada ad una possibilità di conoscenza emotiva e partecipativa della vita del gruppo da parte dei membri.
Nell’ultima parte del contributo viene presa in considerazione – oltre alla tendenza degli individui-membri e del gruppo a oscillare tra le posizioni G e I – quella a cercare complementarietà tra esse

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Microallucinazioni

Gruppo e Funzione Analitica, IV, 1, 1983, pp. 19-28

Abstract
Questo contributo, sviluppo di un precedente lavoro (riassunto 44), tratta della elaborazione conoscitiva delle microallucinazioni in connessione con la funzione e lo specifico intervento dello psicoanalista.
Per quanto riguarda il reimpatto microallucinatorio sullo psicoanalista, viene indicata la possibilità di recezione dell’esperienza microallucinatoria attraverso il vissuto controtransferale

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Lo psicoanalista ascolta il gruppo

Giornale storico di Psicologia dinamica, VII, 14, 1983, pp. 63-70 (in collaborazione con S.Nicolosi)

Abstract
Seguendo 1’ipotesi bioniana relativa alla figura dell’“analista-mistico” (riassunto 45) si esamina la condizione mentale che permette di entrare in contatto con la “realtà psichica”. Tale condizione mentale, chiamato da Bion “accecamento artificiale”, si definisce in rapporto alla capacità dell’analista di eliminare «memoria», «desiderio» e «conoscenza» (riassunto 76).
Successivamente, la proposta bioniana viene considerata in relazione all’ascolto del gruppo a finalità analitica.
Viene infine proposto un modello – elaborato su un parallelismo con l’ascolto della musica – utile per descrivere ed evidenziare le diverse modalità di ascolto nel gruppo (vedi anche riassunto 31)

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Recensione di “L’oggetto psichiatrico nella relazione didattica” di A.D. Errico e M.V. Turra

Gruppo e Funzione Analitica, I, 2-3, 1979, pp. 100-103

Abstract
Vengono presi in considerazione i tre parametri che gli Autori utilizzano per definire il campo utile per una recezione dell’“oggetto didattico”.
Tali parametri – corrispondenti ad altrettante caratteristiche della relazione tra insegnante ed allievo e del gruppo di formazione – sono: operatività, transitività, intermediarietà.
Viene data particolare attenzione alla intermediarietà attraverso il ricordo del racconto di L. Borges “La rosa di Paracelso”

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Invarianti e variabili della metodologia e della tecnica psicoanalitica nella situazione di coppia e di gruppo

Gruppo e Funzione Analitica, I, 1, 1977, numerazione della prima serie, pp. 45-50

Abstract
Si tratta della sintesi di una relazione presentata al XX Convegno su «Gruppo e Funzione Analitica» (Roma, 1976).
Nella prima parte è messa in luce l’insufficienza del modello strutturale (Es, Io, Super-Io) per descrivere le dinamiche che avvengono nel setting di gruppo.
Nella seconda parte vengono affrontate le profonde differenze nella comunicazione di coppia e di gruppo.
Analogamente ad altri contributi (riassunti 21, 22 e 22bis, 23, 24, 25), anche in questo caso si è utilizzato materiale letterario, per rendere più evidente ciò che viene discusso a un livello teorico. I frammenti citati sono alcune lettere dell’epistolario di F.Kafka con la sorella Ottla e un suo breve racconto: “Nella colonia penale”.

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Elementi del gruppo a finalità analitica

Ed. Centro Ricerche di Gruppo, Roma, 1976, 52 pp.

Abstract
Questo contributo, come i precedenti, ha finalità prevalentemente didattiche; vengono riportati, ampiamente rielaborati, i momenti essenziali di un seminario tra psicoanalisti e operatori di gruppo.
I materiali sono stati riuniti attorno a sei temi ed è stata conservata la forma del dibattito.
Gli argomenti affrontati sono: costituzione del setting (I, VI); il linguaggio metaforico ed i suoi limiti (II, III); i fattori dinamici della vita emotiva e fantasmatica del gruppo (IV, V).

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Il corpo nella relazione tra gruppo e individuo

A.A.V.V., Il gruppo come situazione operativa per lo psicologo, Ed Centro Ricerche di Gruppo, Roma, 1976

Abstract
Anche per questo contributo valgono le considerazioni generali esposte nei riassunti 21, 22, 23.
Il tema specifico è la interrelazione tra depersonalizzazione degli individui-membri e il delinearsi dei fenomeni del gruppo-massa. Il racconto utilizzato come illustrazione di tali fenomeni è quello del Golem nella versione di A.M.Ripellino in Praga Magica (vedi anche riassunto 74).

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Relazione tra mistico e gruppo: le forze emotive nel gruppo primitivo

A.A.V.V.,Il gruppo come situazione operativa per lo psicologo, Ed. Centro Ricerche di Gruppo – Roma, 1976

Abstract
Questo contributo, come i precedenti, ha prevalente finalità didattica ed è caratterizzato dall’impiego di materiale letterario.
L’accoppiamento e la sessualità, in quanto elementi costitutivi della relazione di transfert, sono fondamentali nel lavoro psicoanalitico. La crescita della capacità di conoscere è stimolata dall’“accoppiamento»; questa, a sua volta, può essere considerata come una modalità di affrontare la malattia (riassunto n. 22).
La crescita è però sempre accompagnata da forte “turbolenza”; può essere ricordato, in proposito, come crescita e distruttività siano intrinsecamente legate.
La scelta della novella di Alatiel, estratta dal Decameron di Boccaccio, va nel senso di dare una viva rappresentazione delle emozioni e della turbolenza associate alla crescita (vedi anche riassunto 63)

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La malattia ed il processo di gruppo

Atti del I Convegno su Gruppo e funzione analitica, Ed. Centro Ricerche di Gruppo – Roma, 1976

Abstract
Si utilizza un’ottica reversibile (coppia che genera il gruppo ↔ gruppo che genera la coppia). Attraverso tale ottica vengono esaminati singoli elementi: la coppia, la scena, la rêverie, la malattia. Nell’ultima parte del lavoro si discute la possibilità di utilizzare i processi di trasformazione di Bion (contenitore ♂ ♀ contenuto, ecc.) anche nella situazione di gruppo, non solo in quella psicoanalitica classica.

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Contributo iniziale alla definizione di un contesto per l’esperienza didattica e formativa

AA.VV. Il gruppo come situazione operativa per lo psicologo, Ed. Centro Ricerche di Gruppo – Roma, 1976, pp. 1-26 ( in collaborazione con M.A. Palmieri)

Abstract
Il testo, a prevalente finalità didattica, illustra la tecnica del “gruppo esperienziale” e in particolare il ruolo che assume l’impiego di testi letterari.
Attraverso la rievocazione della situazione che fa da cornice al Decameron di Boccaccio viene introdotto il tema di un gruppo che cerca di curare la malattia per mezzo della narrazione e dell’attivazione di fantasie (vedi anche riassunti 52, 60, 61)

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Introduzione al numero monotematico sui gruppi di formazione

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp.505-506 (in collaborazione con A. Correale)

Abstract
Vengono indicate le fasi elaborative del gruppo di ricercatori che hanno contribuito alla realizzazione del fascicolo in cui sono descritte le esperienze di corsi di formazione.
Dall’insieme delle esperienze sembra emergere l’esigenza di individuare una tecnica di formazione attraverso il gruppo che tenga conto dell’intrecciarsi di tre piani: individuale, sociale, istituzionale

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L’esperienza del vissuto del gruppo attraverso le associazioni del trainer

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 567-573 (in collaborazione con C.A Barnà, B. Bonfiglio, A. Correale, C. De Toffoli, A. Seganti)

Abstract
Viene descritta la prima parte dell’esperienza di un T-group tenuto in una scuola primaria e secondaria (sintesi n. 7). Il tema specifico è l’esame del controtransfert e la descrizione dettagliata delle fasi attraverso cui si realizza una rielaborazione emotiva di quanto avviene nel gruppo da parte di uno dei conduttori

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Le regole del t-group

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 541-549 (in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Questo contributo esamina criticamente la definizione di T-group derivante dalle regole che riguardano: durata delle sedute; silenzio dello staff; isolamento tra staff e membri del gruppo; residenzialità; presenza di osservatori.
Vengono anche considerate alcune regole meno esteriori, relative all’atteggiamento dello staff (es. “tutti i discorsi sono ricondotti all’immediato della situazione del gruppo”), al ruolo degli osservatori e alla funzione svolta dalle esercitazioni

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Definizione dell’immagine del “Sé” nell’esperienza del t-group

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 577-582

Abstract
Tema specifico di questo contributo, analogamente ad altri dello stesso periodo (sintesi n. 7, 13, 14, 15), è la stabilità dell’apprendimento nel T-group, in cui spesso i partecipanti sperimentano un forte impatto emotivo, ma in cui si rivelano anche attese e soluzioni magiche.
Nel T-group l’individuo è portato fuori dal suo ambiente, con conseguente perdita di sicurezza e in parte dell’immagine del proprio Sé. In queste condizioni è possibile riconoscere anche la motivazione della dipendenza-controdipendenza e le aspettative magiche nei confronti dello staff

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T-group su una intera istituzione: limiti di una situazione sperimentale

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con C. De Toffoli, C.A. Barnà, B. Bonfiglio, A. Noonan, A. Seganti)

Abstract
L’esperienza cui si fa riferimento è un corso seminariale di aggiornamento sulle dinamiche di gruppo per docenti di scuola primaria e secondaria, strutturato secondo la tecnica del T-group.
Rispetto al lavoro svolto si evidenziano due principali limiti metodologici: il primo riguarda la scelta tecnica del T-group, che mette in crisi schemi e modelli di riferimento; il secondo si riferisce alla conduzione da parte di professionisti esterni rispetto all’istituzione

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Evoluzione della co-terapia in un gruppo terapeutico

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Solitamente il rapporto di co-terapia viene considerato come reciproco potenziamento e controllo di eventuali errori, come accettazione e tolleranza reciproca.
In questo lavoro vengono invece evidenziate alcune difficoltà che possono emergere in un gruppo condotto da più terapeuti, che possono tuttavia essere superate se essi decidono di cambiare ottica, di immergersi nel gruppo.

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Utilizzazione del gruppo delle assemblee come mezzo di insegnamento in un corso sulle dinamiche di gruppo

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con C. Pilo Boyl, M.A. Palmieri, P. Nardone, A. Seganti, G. Nebbiosi, A. Noonan, C.A. Barnà, B. Woehler, F. Agosta, A. Correale, S. Casini).

Abstract
Oggetto di questo contributo, analogamente ad altri dello stesso periodo (sintesi n. 3, 18, 19), è l’utilizzazione dei gruppi nell’insegnamento di psichiatria. Viene commentato il secondo anno della ricerca, in cui si sono evidenziate le seguenti fasi: 1) disorientamento; 2) accettazione della nuova situazione; 3) speranze messianiche e timori persecutori; 4) desiderio di acquisire le capacità tecniche dell’équipe; 5) separazione, preoccupazione di “andare via integri”

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Controstrasfert in un setting di gruppo

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2

AbstractIl concetto di controtransfert, se allargato alla situazioni di gruppo, viene a comprendere emozioni ed esperienze diverse da quelle della situazione duale. Da un punto di vista metodologico, teorico e tecnico non è dunque possibile estrapolare tale concetto dalla situazione analitica di coppia a quella di gruppo.

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