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Una nuova prospettiva sulla psicoanalisi e sui gruppi

In Letture bioniane (a cura di) C.Neri, A.Correale, P.Fadda Ed.Borla, Roma, 1987, pp. 334-338 (in collaborazione con A.Correale e P.Fadda)

Abstract
Nella prima parte dello scritto vengono presentate e discusse le diverse formulazioni di G.d.L. e A.d.B., corrispondenti ad altrettanti momenti di elaborazione teorica di Bion

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Voce “Psicoterapia di gruppo”

Enciclopedia Medica Italiana, vol. XlI, USES – Roma e Firenze, 1985, pp. 61-66

Abstract
Nel corso del trattamento psicoanalitico si può talora evidenziare come alcune «esperienze», che dominano la vita dei pazienti, siano per loro stessi del tutto incomprensibili ed inesprimibili (riassunto n. 43). La bugia può rappresentare, in questi casi, un tentativo di dare forma a «contenuti dirompenti» ed altrimenti inesprimibili. La presentazione e la parafrasi della novella di Alatiel forniscono una viva rappresentazione di tali situazioni

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Nota preliminare sul gruppo esperienziale nel corso di laurea in psicologia

Atti del II Convegno della divisione clinica della S.LPs., Bulzoni – Roma, 1984, pp. 251-256 (in collaborazione con A.Gentili)

Abstract
Prendendo spunto da alcune note di P.Valery, vengono esaminate le complesse relazioni che si instaurano nell’ambito del capire e dell’immaginare. Si sottolinea come, nella situazione psicoanalitica, il «capire» sottenda: a) un rapporto tra l’analizzando e ciò che cerca di esprimere; b) un legame tra l’analista e l’analizzando; c) una terza relazione tra 1’analista e «quanto è all’origine» dei tentativi di espressione dell’analizzando

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Una mappa dell’immaginario nei gruppi: delimitazioni perimetrali, linee generali, indicazione di alcune fasi essenziali

Gruppo e Funzione Analitica, I, 2, 1978, numerazione della prima serie, pp. 31-42

Abstract
Questo contributo presentato al XXX Convegno su «Gruppo e Funzione Analitica» (Pavia, 1977) compie uno sforzo descrittivo del funzionamento del piccolo gruppo a finalità analitica (v. anche riassunto 30).
Una particolare attenzione è dedicata ai fenomeni della prima parte della seduta che hanno come risultato il costituirsi di una separazione (o forse qualcosa di più complesso con valore di membrana) tra quanto accade durante la seduta e prima o dopo di essa

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Relazione tra mistico e gruppo: le forze emotive nel gruppo primitivo

A.A.V.V.,Il gruppo come situazione operativa per lo psicologo, Ed. Centro Ricerche di Gruppo – Roma, 1976

Abstract
Questo contributo, come i precedenti, ha prevalente finalità didattica ed è caratterizzato dall’impiego di materiale letterario.
L’accoppiamento e la sessualità, in quanto elementi costitutivi della relazione di transfert, sono fondamentali nel lavoro psicoanalitico. La crescita della capacità di conoscere è stimolata dall’“accoppiamento»; questa, a sua volta, può essere considerata come una modalità di affrontare la malattia (riassunto n. 22).
La crescita è però sempre accompagnata da forte “turbolenza”; può essere ricordato, in proposito, come crescita e distruttività siano intrinsecamente legate.
La scelta della novella di Alatiel, estratta dal Decameron di Boccaccio, va nel senso di dare una viva rappresentazione delle emozioni e della turbolenza associate alla crescita (vedi anche riassunto 63)

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Introduzione al numero monotematico sui gruppi di formazione

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp.505-506 (in collaborazione con A. Correale)

Abstract
Vengono indicate le fasi elaborative del gruppo di ricercatori che hanno contribuito alla realizzazione del fascicolo in cui sono descritte le esperienze di corsi di formazione.
Dall’insieme delle esperienze sembra emergere l’esigenza di individuare una tecnica di formazione attraverso il gruppo che tenga conto dell’intrecciarsi di tre piani: individuale, sociale, istituzionale

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La ricerca del setting per la formazione attraverso l’esperienza di gruppo: secondo corso sulle dinamiche di gruppo (1972-73)

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 523-538 (in collaborazione con M.A. Palmieri, A. Seganti, A. Correale, A.C. Barnà, B. Woehler, C. Pilo Boyl)

Abstract
Il tema affrontato è analogo a quello del contributo precedente; in questo secondo corso il setting comprende i due momenti: quello dell’esperienza e quello della sua possibile razionalizzazione. Si descrive il tentativo di far coesistere il piccolo gruppo, in cui prevalgono eventi emotivi, e il gruppo allargato come fase di elaborazione razionale e di scelte.
Di fatto, l’alternarsi dei due momenti ha creato forti tensioni, sul piano emotivo e cognitivo, tra le due esperienze

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Comunicazione unidirenzionale e comunicazione circolare nel lavoro di formazione: primo corso sulle dinamiche di gruppo (1971-72)

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 509-520 (in collaborazione con C. De Toffoli, B. Bonfiglio, A. Correale, C.A. Barnà, A. Seganti)

Abstract
Si descrivono modalità e processo di un corso sulle dinamiche di gruppo per studenti di medicina e filosofia, tenuto presso l’Istituto di psichiatria nel 1970-71, basato sulla tecnica dei T-group. Sono state adottate alcune regole di tale approccio, relative all’atteggiamento dello staff, alla durata predefinita dell’esperienza, all’assenza di finalità terapeutica; non è stata seguita invece la regola della residenzialità. La partecipazione degli studenti è volontaria

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Presentazione a: AA. VV. – Il lavoro psicoanalitico nei gruppi

(in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Nella presentazione al testo di D. Anzieu e collaboratori si affronta il problema di elaborare un metodo generale di intervento psicoanalitico specifico nel piccolo gruppo, considerando le caratteristiche del T-group di derivazione lewiniana e le sue trasformazioni in senso freudiano e kleiniano.
Viene trattato in particolare l’aspetto relativo alla scelta del setting: alcuni elementi di esso – ad esempio la durata a termine prefissato, il concentrare le sedute in pochi giorni, la residenzialità e l’isolamento rispetto all’ambiente circostante – comportano l’introduzione nell’esperienza di specifici valori e ideologie

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Le regole del t-group

Rivista di Psichiatria, X, 6, 1975, pp. 541-549 (in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Questo contributo esamina criticamente la definizione di T-group derivante dalle regole che riguardano: durata delle sedute; silenzio dello staff; isolamento tra staff e membri del gruppo; residenzialità; presenza di osservatori.
Vengono anche considerate alcune regole meno esteriori, relative all’atteggiamento dello staff (es. “tutti i discorsi sono ricondotti all’immediato della situazione del gruppo”), al ruolo degli osservatori e alla funzione svolta dalle esercitazioni

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Ipotesi bioniane sui piccoli gruppi

Quadrangolo, I, 1, 1975, pp.39-52

Abstract
Questo contributo, relativo ad un seminario di ricerca sul pensiero di W.R. Bion, che si è svolto presso l’Unità esterna dell’Istituto di Psichiatria di Roma nel corso di tre anni, esamina le ipotesi bioniane sulla vita mentale del piccolo gruppo, in particolare i concetti di gruppo di lavoro, sistema protomentale e assunti di base, gruppo di lavoro specializzato.
Asse portante dell’analisi è il parallelo tra la teoria di Bion e le “opere sociali” di Freud. vengono inoltre esaminate le esperienze condotte da Bion in ambito istituzionale.

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Evoluzione della co-terapia in un gruppo terapeutico

Il Lavoro Neuropsichiatrico, LII-LIII, 2, 1973 (in collaborazione con A. Seganti)

Abstract
Solitamente il rapporto di co-terapia viene considerato come reciproco potenziamento e controllo di eventuali errori, come accettazione e tolleranza reciproca.
In questo lavoro vengono invece evidenziate alcune difficoltà che possono emergere in un gruppo condotto da più terapeuti, che possono tuttavia essere superate se essi decidono di cambiare ottica, di immergersi nel gruppo.

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