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SPECIALE PSICOTERAPIA DI GRUPPO: Claudio Neri, condivisione ed elaborazione del dolore nel gruppo

Uno degli eventi traumatici che può giovare della presenza di un gruppo per essere elaborata, è la perdita di una persona cara.
Affinché una perdita possa essere superata è necessaria l’attivazione di uno specifico processo: il lutto. Corrao ha mostrato come il lutto abbia due facce, una psichica e una sociale. Il lutto psichico non si sviluppa nel vuoto: le forme e il linguaggio col quale si esprime vengono offerte all’individuo dalla comunità cui appartiene. Queste espressioni del lutto sociale sarebbero pura forma se non fossero abitate da persone che hanno subito quella perdita e che cercano di tornare alla pienezza della vita attraverso l’elaborazione di quell’esperienza. Questa partecipazione autentica, a mio avviso, distingue il lutto sociale dalla condivisione del dolore nel gruppo.
In altri tipi di perdite, come per esempio nel caso di un aborto, spesso la partecipazione di un gruppo di persone tra loro legate da vincoli di affetto, è meno attiva. La mancanza di forme adeguate di lutto sociale per questi tipi di perdite, fa sì che l’individuo affronti il lutto psichico con un senso di maggiore solitudine.
Il lutto per Freud non significa solo sopportare il dolore ma affrontare un cambiamento. Questa declinazione del lutto come processo di cambiamento ci appare centrale per la cura, che prevede la possibilità di andare avanti, di separarsi dalle persone care e anche da noi stessi per come eravamo e non siamo già più.
La presenza di un gruppo capace di tenerezza rende più lieve e meno brusco questo difficile percorso.
Lo fa rassicurando le persone, attraverso un’azione di contenimento, permettendo loro di allentare il controllo sulle emozioni e allontanando così il rischio di un blocco della capacità di sentire.

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